Catapulta il tuo animale polare preferito più lontano che puoi! |
| Gioca!! |
Si avvicinano le vacanze… clima vacanziero anche sul blog
Pubblicato da claudio su 23 Dicembre, 2006
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Pubblicato su Varie | 1 Commento »
Pubblicato da claudio su 20 Dicembre, 2006
Tony Buzan, inventore delle mappe mentali, ha lanciato un nuovo software per crearle: iMindMap (bello anche il nome!).
Ho visto alcune mappe realizzate con questo strumento e mi sono piaciute perchè, in un certo senso, assomigliano a quelle fatte a mano. Quando avrò modo di smanettarci un po’ aggiungerò qualche commento più dettagliato.
Fonte: Hack-News, Il blog dello zio Hack di www.migliorati.org
Pubblicato su Apprendimento, Mappe Mentali | 2 Commenti »
Pubblicato da helga su 13 Dicembre, 2006
“Determinato come il tempo del contratto…”
Con questa “erudita” citazione del Piotta ha inizio un racconto scritto da un ragazzo di 33 anni in un momento di angoscia per un lavoro che ha amato, coltivato, ma poi, a suo dire, si è rivelato inesistente.
In realtà questo stato di sconforto non è che l’occasione da cui nasce un bel racconto, ironico e surreale dal titolo “6 mesi alle Maldive con Naomi Campbell” scritto da Gianni Rubagotti.
Già, una bella vacanza, reale o anche solo fantasticata, spesso sembra l’unica via di fuga da un sistema che non offre alcuna garanzia di stabilità.
Tale è l’odierno panorama del lavoro, dove il mito del posto fisso è scomparso non solo dalle menti dei giovani che vi si affacciano per la prima volta, ma anche da quelle dei genitori che fino a qualche anno fa avevano un unico sogno (o quasi): piazzare il proprio figlio in banca.
Il mondo del lavoro è in continua evoluzione e, come accade in natura, sono destinate a sopravvivere solo le specie in grado di cambiare e adattarsi.
Possiamo distinguere tre diverse specie di lavoratori: i job hoper, i job hopper ed i job seeker.
I job hoper
Di job hoper sono, ad esempio, pieni i call center. Gente con un buon livello di formazione, anche laureati e forse più, che per diversi mesi (alcuni anche anni) lavorano per pochi Euro al giorno rispondendo a richieste d’informazioni o lamentele, piazzando contratti di telefonia, raccogliendo fondi per associazioni benefiche…
Altra categoria di job hoper è rappresentata dagli “stagisti a vita”, per lo più laureati in materie umanistiche afflitti da un senso di inadeguatezza che li spinge ad accettare degli pseudo-lavori nella speranza di maturare un po’ di esperienza e diventare finalmente appetibili per il mercato del lavoro.
Sia inteso, i job hoper non sono scarti della società, sono solo, per citare una vecchia canzone di Carboni, “persone silenziose”, che non applicano un po’ di sano self-marketing.
Il job hoper spesso investe tempo e denaro per inviare i propri cv e poi che fa? Spera. Spera che qualcuno si accorga di lui o lei, che il proprio cv desti l’attenzione di qualche selezionatore e gli venga finalmente offerta l’opportunità della propria vita. Si dice che la speranza è l’ultima a morire, ma nel mercato del lavoro vale esattamente il contrario: è proprio chi si limita a sperare che rischia di soccombere e di rimpinguare le file degli insoddisfatti.
I job hopper
Sul versante opposto troviamo i job hopper, quelli che non resistono per più di due anni nello stesso posto. Si tratta di persone molto intraprendenti, esseri migratori, alla continua ricerca di nuove esperienze, capaci di dare lustro al proprio curriculum vitae.
I migliori passano da un posto all’altro, mietendo parecchi risultati, ma che talvolta lasciano in eredità delle belle gatte da pelare a chi resta.
I peggiori, invece, vengono fatti fuori proprio perché non ottengono i risultati promessi, ma, (chissà perché?) hanno sempre pronto un nuovo riparo. Loro sì che conoscono bene le strategie dell’autopromozione, anzi il loro forte è l’arte del packaging (già l’arte della confezione). Sanno che ci sono aziende che sono disposte ad assumerli a scatola chiusa e poco importa se presto o tardi si accorgeranno che la scatola è vuota, perché per allora ci sarà già una nuova azienda pronta ad accoglierli.
Ah quasi dimenticavo, i selezionatori più “sgamati” quando avvistano un job hopper, cambiano immediatamente strada.
I job seeker
Ed infine c’è la specie vincente, quella destinata non solo a sopravvivere ma anche a prosperare: è il job seeker.
Il job seeker è un vero professionista della ricerca del lavoro che piace.
Già, perché un conto è cercare un lavoro qualsiasi e un conto è cercare il lavoro che piace, quello che ti fa alzare ogni mattina ed iniziare la giornata con energia ed entusiasmo o, per dirla con Jacopo Fo, “il lavoro che faresti anche se fossi tu a pagare per farlo”. E la cosa più bella è invece che sono gli altri che ti pagano e a volte non ti sembra neppur vero.
Il job hopper è un esperto di marketing, anzi, di self-marketing.
Conosce il proprio prodotto (se stesso) ed il mercato in cui posizionarsi.
Sa che per convincere del proprio valore deve essere il primo ad investire su di sé e sulla propria formazione.
Infine il job seeker sa che “ chi non comunica non esiste” o sempre per tornare alla metafora dell’evoluzione, si estingue.
Per saperne di più visita il mio sito
www.my-job.it
Pubblicato su Formazione | 3 Commenti »
Pubblicato da claudio su 8 Dicembre, 2006
E’ vero che l’abito non fa il monaco nel senso che non basta una divisa a creare un’identità.
TUTTAVIA
è vero che:
1) tendiamo a farci un’opinione delle nuove persone che incontriamo in un tempo brevissimo; quindi la prima opinione che ci facciamo raramente è data da elementi oggettivi quanto, piuttosto, da aspetti emozionali: ci facciamo un’idea “a pelle” su quello che vediamo/sentiamo nei primi 4 o 5 secondi. In questo caso anche l’abbigliamento gioca un ruolo fondamentale.
2) gli abiti svolgono spesso la funzione di ancore; molti venditori sanno, ad esempio, che quando sono vestiti in un certo modo si sentono più sicuri e professionali e questa sensazione li rende effettivamente più efficaci.
Una mia cara amica, che lavora prevalentemente al telefono, cura ugualmente molto il suo abbigliamento (anche se nessuno la vede) perchè questo la fa sentire meglio quando lavora.
Facciamo un esempio, immagina di dover uscire con un/a ragazzo/a, è il vostro primo appuntamento e desideri fortemente che sia il primo di una lunga serie
Immagina di essere in pigiama, con le occhiaie, i capelli in disordine e con delle ciabatte spellacchiate e ti guardi allo specchio: guarda la tua immagine riflessa e valuta quanto ti senti certo, presentandoti in quelle condizioni, di raggiungere il tuo obiettivo quella sera.
Ora ripeti l’esercizio dopo esserti vestito/a e sistemato/a al meglio delle tue possibilità.
Cambiano le sensazioni, è vero o no?
Di sicuro non cambi tu, le tue caratteristiche e la tua identità eppure è facile intuire che anche come ti vesti incide fortemente sui meccanismi della comunicazione.
Pubblicato su Benessere, Formazione | Lascia un commento »
Pubblicato da claudio su 4 Dicembre, 2006
Ricordarsi dove sono state appoggiate le chiavi l’ultima volta, dove abbiamo parcheggiato la macchina; oppure ricordarsi di prendere quella busta da spedire o quel tal oggetto da portare con sé e che invece viene immancabilmente scordato a casa (come il film da restituire al videonoleggio, ad esempio). Questi sono solo alcuni di episodi frequentissimi che capitano a ciascuno di noi.
Anzitutto è necessario precisare che, sebbene siano comunemente attribuiti ad una scarsa memoria, sono in realtà molto più imputabili alla semplice distrazione. Vediamo ora come affrontare i più comuni.
Posizione oggetti
Ricordare dove abbiamo lasciato degli oggetti è molto semplice, ma è necessario memorizzarne la posizione ogni qualvolta li spostiamo. Per ricordare dove appoggiamo le chiavi, ad esempio, basterà immaginare il mazzo delle chiavi molto ingrandito, magari con colori sgargianti e fare lo stesso con l’oggetto fisso più vicino (ad esempio la mensola su cui le appoggiamo).
Ma se proprio non riusciamo a trovare qualcosa che avevamo in mano fino a pochi istanti prima esiste anche un sistema per ritrovarli velocemente, ecco come: concentrati sull’ultimo istante in cui ti ricordi di aver avuto in mano quell’oggetto, adesso focalizza la tua attenzione su dove sei ora e immagina una sorta di linea che unisce questi due momenti infine ripercorri all’indietro mentalmente questa linea e… scoprirai quanto è semplice!
Oggetti da portare con se
Poniamo il caso che, per distrazione, non ricordi mai di portare con te, scendo di casa, un film preso a noleggio da restituire. Per essere certi di ricordarsene prima di accumulare costosissimi ritardi basterà immaginare che, uscendo di casa, troviamo la porta di ingresso particolarmente pesante, come se qualcosa le impedisse di aprirsi. Immagina quindi di tirare con forza per aprirla e vedere un dvd gigantesco e affilato crollarti addosso con tutte le conseguenze del caso. Ripassa questa immagine mentalmente, falla scorrere come un film alcune volta, velocemente: ti basterà avvicinarti soltanto alla maniglia per rivedere l’intera sequenza e ricordarti finalmente del film da render.
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