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Archivio per Dicembre 13th, 2006

Come sopravvivere all’evoluzione del mercato del lavoro

Pubblicato da helga su 13 Dicembre, 2006

Determinato come il tempo del contratto…”
Con questa “erudita” citazione del Piotta ha inizio un racconto scritto da un ragazzo di 33 anni in un momento di angoscia per un lavoro che ha amato, coltivato, ma poi, a suo dire, si è rivelato inesistente.
In realtà questo stato di sconforto non è che l’occasione da cui nasce un bel racconto, ironico e surreale dal titolo “6 mesi alle Maldive con Naomi Campbell” scritto da Gianni Rubagotti. 
Già, una bella vacanza, reale o anche solo fantasticata, spesso sembra l’unica via di fuga da un sistema che non offre alcuna garanzia di stabilità.
Tale è l’odierno panorama del lavoro, dove il mito del posto fisso è scomparso non solo dalle menti dei giovani che vi si affacciano per la prima volta, ma anche da quelle dei genitori che fino a qualche anno fa avevano un unico sogno (o quasi): piazzare il proprio figlio in banca.
Il mondo del lavoro è in continua evoluzione e, come accade in natura, sono destinate a sopravvivere solo le specie in grado di cambiare e adattarsi.
Possiamo distinguere tre diverse specie di lavoratori: i job hoper, i job hopper ed i job seeker.
I job hoper
Di job hoper sono, ad esempio, pieni i call center. Gente con un buon livello di formazione, anche laureati e forse più, che per diversi mesi (alcuni anche anni) lavorano per pochi Euro al giorno rispondendo a richieste d’informazioni o lamentele, piazzando contratti di telefonia, raccogliendo fondi per associazioni benefiche…
Altra categoria di job hoper è rappresentata dagli “stagisti a vita”, per lo più laureati in materie umanistiche afflitti da un senso di inadeguatezza che li spinge ad accettare degli pseudo-lavori nella speranza di maturare un po’ di esperienza e diventare finalmente appetibili per il mercato del lavoro.
Sia inteso, i job hoper non sono scarti della società, sono solo, per citare una vecchia canzone di Carboni, “persone silenziose”, che non applicano un po’ di sano self-marketing.
Il job hoper spesso investe tempo e denaro per inviare i propri cv e poi che fa? Spera. Spera che qualcuno si accorga di lui o lei, che il proprio cv desti l’attenzione di qualche selezionatore e gli venga finalmente offerta l’opportunità della propria vita. Si dice che la speranza è l’ultima a morire, ma nel mercato del lavoro vale esattamente il contrario: è proprio chi si limita a sperare che rischia di soccombere e di rimpinguare le file degli insoddisfatti.
I job hopper
Sul versante opposto troviamo i job hopper, quelli che non resistono per più di due anni nello stesso posto. Si tratta di persone molto intraprendenti, esseri migratori, alla continua ricerca di nuove esperienze, capaci di dare lustro al proprio curriculum vitae.
I migliori passano da un posto all’altro, mietendo parecchi risultati, ma che talvolta lasciano in eredità delle belle gatte da pelare a chi resta.
I peggiori, invece, vengono fatti fuori proprio perché non ottengono i risultati promessi, ma, (chissà perché?) hanno sempre pronto un nuovo riparo. Loro sì che conoscono bene le strategie dell’autopromozione, anzi il loro forte è l’arte del packaging (già l’arte della confezione). Sanno che ci sono aziende che sono disposte ad assumerli a scatola chiusa e poco importa se presto o tardi si accorgeranno che la scatola è vuota, perché per allora ci sarà già una nuova azienda pronta ad accoglierli.
Ah quasi dimenticavo, i selezionatori più “sgamati” quando avvistano un job hopper, cambiano immediatamente strada.  
I job seeker 
Ed infine c’è la specie vincente, quella destinata non solo a sopravvivere ma anche a prosperare: è il job seeker.      
Il job seeker è un vero professionista della ricerca del lavoro che piace. 
Già, perché un conto è cercare un lavoro qualsiasi e un conto è cercare il lavoro che piace, quello che ti fa alzare ogni mattina ed iniziare la giornata con energia ed entusiasmo o, per dirla con Jacopo Fo, “il lavoro che faresti anche se fossi tu a pagare per farlo”. E la cosa più bella è invece che sono gli altri che ti pagano e a volte non ti sembra neppur vero.
Il job hopper è un esperto di marketing, anzi, di self-marketing.
Conosce il proprio prodotto (se stesso) ed il mercato in cui posizionarsi.
Sa che per convincere del proprio valore deve essere il primo ad investire su di sé e sulla propria formazione.
Infine il job seeker sa che “ chi non comunica non esiste” o sempre per tornare alla metafora dell’evoluzione, si estingue. 
Per saperne di più visita il mio sito
www.my-job.it

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