Archivio per la categoria ‘Formazione’
Il tuo è un lavoro oppure una guerra?
Pubblicato da claudio su 19 Aprile, 2007
Tutti i nuovi post li trovate al nuovo indirizzo
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Traslochiamo!
Pubblicato da claudio su 12 Aprile, 2007
Ebbene sì! E’ già online da qualche giorno la nuova versione di questo blog, cambiamo sia indirizzo (in realtà torna quello ufficiale) sia veste grafica.
Ancora per qualche giorno rimarranno online entrambi, tuttavia fate pure riferimento alla nuova versione. Non ho ancora ultimato i lavori, mancano alcune cosette come, ad esempio, i vari link ai siti/blog amici. (Succerimenti e critiche sono ben accetti)
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La leadership secondo Dale Carnegie
Pubblicato da claudio su 30 Marzo, 2007
Dale Carnegie è considerato da molti il papà della formazione essendo uno dei primi formatori (così come li intendiamo oggi) della storia.
Nato nel Missouri nel 1888 è stato professore di comunicazione alla YMCA e consulente di grandi leader mondiali. I suoi libri sono stati tradotti in oltre 38 lingue e ne sono state vendute più di 50 milioni di copie.
Dale Carnagie fondò quella che oggi è una rete mondiale con oltre 2700 istruttori e uffici in oltre 90 nazioni nel mondo. (Quella italiana è diretta dal leggendario Sergio Borra, nome storico del settore)
Dal prezioso Dale Carnegie’s Golden Book sono tratte le linee guida del leader secondo Carnegie:
- Cominciate sempre con elogi e apprezzamenti sinceri
- Richiamate l’attenzione suglie errori altrui in modo indiretto
- Parlate dei vostri errori prima di sottolinere quelli degli altri
- Fate domande invece di impartire ordini diretti
- Fate in modo che gli altri salvino la faccia
- Elogiate il più piccolo progresso ed ogni singolo migliramento
- Date agli altri l’impressione che abbiano una reputazione da difendere
- Incoraggiate. Fate in modo che gli errori sembrino facili da correggere
- Fai in modo che l’altra persona sia felice di fare ciò che hai proposto
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“Vendere con Successo” per il Consorzio Ischia Isola
Pubblicato da claudio su 20 Marzo, 2007
E allora approfittiamo dei tempi morti per aggiornare il blog, direttamente dall’aereoporto di Napoli con vista sul piazzale: minaccia tempesta e il servizio WIFI è disattivato, (vabbè, se ho superato la centrifuga del traghetto posso resistere anche a questo, e la schedina della tre pedala a dovere)
Sono di ritorno da 3 giorni splendidi a Ischia dove ho tenuto un seminario di due giorni organizzato dal Consorzio Ischia Isola. Il consorzio riunisce alcuni operatori del locali, commercianti, albergatori e soggetti legati al turismo isolano con lo scopo di incrementare e migliorare la qualità e la quantità dei servizi offerti.
Il corso è stato preceduto da un mese di pubblicità sulla tv locale e ha destato parecchia curiosità e interesse, sopprattutto perchè (co hanno spiegato) si è trattato di una novità assoluta per l’isola. Le aspettative erano alte e questo ci ha permesso di fare un ottimo lavoro con tutti i partecipanti, sempre molto attenti e coinvolti.
Ciliegina sulla torta (ma qui parlo soprattutto per me
) una lunghissima intervista ai presenti, incluso il sottoscritto, che è stata tramessa ieri sera (e replicata più volte) nel prime-time ischitano, subito dopo il tg della sera: voglio dire, son soddisfazioni!
Fa soprattutto piacere incontrare persone (bellissime) così impegnate a promuovere progetti concreti per lo sviluppo e la crescita di una delle tante meraviglie del nostro paese. Considerato il successo di questo primo evento è molto probabile che ne seguiranno presto altri così magari continuo a fare la mia parte con loro e, soprattutto, mi organizzo per tempo e sperimento le terme locali!
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Il difficile ingresso nel mondo del lavoro…
Pubblicato da claudio su 8 Marzo, 2007
In questi giorni sono a Jesi a tenere un seminario sulle strategie di apprendimento per la banca della regione.
Questa mattina, all’ingresso, mentre cedevo alla guardia un documento in cambio dell’immancabile badge magnetico, ho assistito ai primi passi di un’aspirante bancaria venuta a sostenere il suo primo colloquio di selezione.
Va detto che era accompagnata dal padre.
Le avrà dato un passaggio in macchina, direte voi. Invece no! Il premuroso accompagnatore insisteva per accompagnarla fin sulla porta del suo esaminatore…
Ma il vero ostacolo per la poveretta è risultato essere il mitico badge che non trovava la giusta collocazione sul suo lettore.
Superato questo primo ostacolo (è stato necessario mostrale come fare, a volte una spiegazione non conta nulla senza un esempio pratico ;- ) rimaneva da superare questa misteriosa porta chiusa e temporizzata che restava aperta per un tempo non sufficiente da permettere alla mal capitata di
1) togliere il badge dal lettore, 2) capire cosa stava accadendo, 3) spingere la porta (e non tirarla) come indicava il cartellone messo davanti alla sua faccia, affianco alla maniglia.
A volte entrare nel mondo del lavoro è veramente difficile, le cause possono essere molteplici
PS
Senza nessun riferimeto: BUON OTTO MARZO A TUTTE LE LETTRICI!
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20 nuovi spunti per rendere la tua memoria ancora più efficiente:
Pubblicato da claudio su 28 Febbraio, 2007
1. Organizzati. Crea delle liste in ordine alfabetico o cronologico. Cerca di avere sempre un’idea generale delle informazioni da ricordare, parti sempre dal generale per poi arrivare ai dettagli.
2. Focalizzati sul risultato finale. Cerca di avere sempre chiaro per quale risultato stai correndo. Se preparare una cena per molti può essere impegnativo e noioso pensare alla soddisfazione di poter deliziare i propri ospiti è certamente più stimolante. Proietta la tua mente nel futuro: a cosa ti serviranno le cose che stai studiando ora?
3. Crea associazioni. Fai dei collegamenti tra le cose che devi ricordare e qualcosa che già conosci. Per ricordare il nome di una persona, ad esempio, collegala a qualcuno con lo stesso nome (puoi immaginare di vederlo piccolino seduto sulla sua spalla). Ogni volta che fai un’associazione mentale stai naturalmente sfruttando una delle caratteristiche più forti della nostra memoria.
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Cosa si legge tra le righe del tuo cv?
Pubblicato da helga su 23 Febbraio, 2007
In un giorno sono riuscita perfino ad inviare ben 250 curricula! Non scherzo.
Risposte?
3 “Grazie, ma al momento non siamo in cerca di personale” ed 1 colloquio per un posto dove mi pagherebbero meno di quanto prendo ora.
Questa è la testimonianza di Antonella, un’assistente di direzione, che stanca delle angherie del proprio capo, ha deciso di cambiare lavoro.
Così un giorno ha aggiornato il vecchio cv, ha acquistato pacchi di buste “di carta pregiata. – precisa – Ho letto questo consiglio su una rivista…”, per mesi e mesi ha compilato form su portali di recruitment e inviato cv a pioggia. Il tutto con scarsi risultati.
Secondo una recente indagine in media ci vogliono più di 8 mesi per trovare un nuovo lavoro (il tempo si dilata a 13 mesi per chi è disoccupato).
Paradossalmente, stando ad un’altra indagine, ne basterebbero meno (solo 6 mesi) per maturare insoddisfazione nei confronti del nuovo posto, ovvero per capire che il lavoro ottenuto con tanto dispendio di energie non è esattamente quello che si desiderava.
Come si può facilmente intuire, chi fa spamming con il proprio cv è maggiormente esposto a questo rischio.
Ora vorrei proporre il caso di Cristina, assistente marketing.
Quando ho capito che nell’azienda in cui lavoravo non avevo alcuna possibilità di crescita (sia professionale che economica) mi sono guardata intorno per capire meglio cosa volevo veramente. Ho inviato 10 curricula. Ho sostenuto 5 colloqui ed ho ricevuto 3 proposte di lavoro. Tempo impiegato: due mesi.
Niente male vero?
Cosa ha permesso a Cristina di ottenere un simile risultato?
Due cose: un obiettivo professionale ed una strategia.
Chi fa spamming con il proprio cv, nella maggior parte dei casi è in fuga e non sa esattamente cosa vuole, per questo non solo perde molto tempo nella ricerca di un lavoro, ma ha minori probabilità di trovare quello che lo soddisfi.
“Mi va bene un lavoro qualsiasi, basta cambiare aria”: ecco cosa leggo tra le righe di molti cv inviati alla casella info della mia società.
Mi è anche accaduto di riceverne uno allegato ad una mail in cui il mio indirizzo non era stato messo in ccn, ma figurava in mezzo ad una ventina di indirizzi di altre società.
Prima di inviare il proprio cv Cristina ha raccolto informazioni sulle aziende, ha scelto quelle in cui avrebbe voluto lavorare, ha fatto in modo di raggiungere le persone giuste (non si è limitata alla casella info, che in alcune aziende è terra di nessuno) e poi ha soddisfatto il loro bisogno di importanza con un cv ed una lettera di presentazione scritti solo per loro.
Il suo cv è stato scelto perché tra le righe diceva: “I want you!”
Ti sei mai chiesto cosa si legge tra le righe del tuo cv?
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Producing Results Online
Pubblicato da claudio su 18 Febbraio, 2007
In questi giorni, tra un corso e l’altro, sto collaborando alla traduzione in italiano di PRO.
PRO è il software di supporto al programma Best Year Yet® (l’acronimo PRO sta per Producing Results Online®).
Come spesso accede in questi casi la difficoltà maggiore è trovare i vocabili italiani che corrispondano meglio alle parole inglesi originali. Spesso non è proprio possibile trovare una traduzione efficace oppure, anche se esiste una traduzione esatta, la parola italiana si presta a fraintendimenti ed è preferibile lasciare il vocabolo originale. Comunque, al di là delle difficoltà tecniche
I gruppi che sto seguendo con un programma BYY hanno tutti iniziato il 2007 con risultati ottimi, raggiungendo e superando gli obiettivi di vendita/fatturato prefissati per il primo mese dell’anno.
Il Best Year Yet è semplice quanto efficace. Non presenta contenuti particolarmente innovativi o rivoluzionari dal punto di vista della formazione, ma è strutturato in modo da correggere subito eventuali errori di percorso e “obbligare” così i partecipanti a produrre i risultati che si sono prefissati.
C’è ancora un motivo (l’ennesimo) per cui adoro questo strumento: le revisioni mensili, gli obiettivi annuali e la costante misurazione dei risultati permettono al cliente di misurare esattamente il ROI del corso di formazione. E non parlo di stime o calcoli indicativi, ma di incrementi nel fatturato tangibili, come descritto poco sopra.
PRO e il Best Year Yet possono essere anche utilizzati come strumento di coaching individuale.
Se escludo me stesso e qualche amico/collega devo ammettere di non aver ancora avuto il piacere di utilizzarlo spesso in questo senso. Ma in un futuro prossimo, per chi volesse…
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Gestione del tempo: cosa vuoi?
Pubblicato da claudio su 12 Febbraio, 2007
Trattandosi di un articolo sulla gestione del tempo è facile che tu stia già pensando a metodi per utilizzare l’agenda, pianificare ogni singola giornata nel dettaglio, sfruttare computer palmari e allarmi di ogni tipo. Tuttavia, se anche tu identifichi la gestione del tempo con la pianificazione, sei caduto nell’errore più comune che impedisce alle persone di trovare il tempo per tutte le cose che vogliono fare.
In questo articolo voglio affrontare l’argomento da un punto di vista differente andando direttamente al cuore del problema.
La gestione del tempo, infatti, non è qualcosa che ha che fare col tempo (a dispetto del nome): un buon impiego del nostro tempo dipende dalle nostre scelte.
Ciascuno di noi sceglie come utilizzare le proprie risorse, sceglie come impiegare il proprio tempo, indirizzare la propria energia e il proprio entusiasmo. E’ sulla base di queste scelte che agiamo (comportamenti) ed è solo quando i nostri comportamenti sono allineati con gli obiettivi che ci siamo posti che riusciamo a vivere una vita equilibrata e senza stress da scadenze e urgenze.
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Come superare la paura prima di un discorso
Pubblicato da claudio su 8 Febbraio, 2007
5 indicazioni da non scordare mai:
1) Conosci il tuo pubblico
2) Non memorizzare parola per parola il tuo discorso. Imparalo talmente bene da padroneggiarlo con sicurezza
3) Fai pratica con i supporti audio-videa
4) Esercitati più e più volte
5) Ricordati di divertirti
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Straordinario Leadership Seminar 2007!
Pubblicato da claudio su 30 Gennaio, 2007
Anche quest’anno sono riuscito a partecipare al Leadership Seminar e, ancora una volta, è stata un’esperienza straordinaria.
Iniziamo con un po’ di numeri: circa 270 partecipanti più una cinquantina di persone di staff (con un rapporto di quasi 1 a 5!) danno un’idea delle dimensioni dell’evento.
Il corso, tenuto da Roberto Re, è stato una full-immersion (quasi senza interruzioni
) da giovedì a domenica. Ancora mi stupisco dell’intensità delle giornate e dalla partecipazione dei corsisti, sempre attenti ed energici fino a tarda (tardissima) notte. Noi del coaching team abbiamo aggiunto un paio di giorni prima dell’evento e una serie di incontri (tra il ludico e il tecnico) durante tutto il seminario che hanno quasi azzerato le ore di sonno della scorsa settimana
ma si sa, quando ci si diverte non si sente la fatica! (almeno fino a quando non torni a casa)
Il Leadership Seminar è un processo che guida ogni partecipante a scoprire e conoscere nel dettaglio il proprio sistema di credenze, valori e regole (che sono alla base di ogni decisione che prendiamo e dei comportamenti conseguenti); definire la mission della propria vita e altre cosucce leggere, ma fondamentali.
Ci sono stati momenti veramente impegnativi, per non dire difficili: tendenzialmente siamo poco abituati a pensare così tanto e così a lungo, soprattutto su un tema delicato come noi stessi.
Il corso è strutturato appositamente per portare i partecipanti a ragionare, interrogarsi, capire un po’ meglio se stessi e le persone in generale.
Tuttavia lo stile robbinsiano dell’evento con musiche, luci, balletti e massaggi si conferma vincente e rende possibile ottenere, in soli 4 giorni, un risultato che pare incredibile a chi non ha mai provato un’esperienza simile.
Per quanto mi riguarda il Leadership rimane il corso che preferisco dei tre dell’Academy. Questo giro è stato particolarmente emozionante e, soprattutto, all’insegna del divertimento, almeno per noi dello staff
.
Non guastava, tra le altre cose, la partecipazione di un paio di bellissime presenze dal mondo dello spettacolo!
Ad aprile si replica (Richiedi maggiori informazioni)mentre a giugno è la volta del benessere psicofisico con Roy Martina.
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Liberi di vedere senza portare gli occhiali
Pubblicato da claudio su 21 Gennaio, 2007
“Liberi di Vedere” è un seminario nuovo, creato da Andrea Favaretto, rivolto a chiunque voglia migliorare la propria vista.
Pur non avendo io difetti da correggere (il corso si rivolge soprattutto a chi vuole smettere di portare gli occhiali da vista), ero molto curioso di seguire il corso di Andrea ed è stata effettivamente un’esperienza straordinaria.
La prima giornata è stata un’introduzione in cui Andrea ci ha raccontato la sua esperienza e come abbia recuperato 4 decimi della sua vista (smettendo quindi di portare gli occhiali) e quali sono le basi su cui si fonda tutto il processo.
La possibilità di migliorare i difetti refrattivi dell’occhio (senza utilizzare lenti o ricorrere alla chirurgia) è nota già dal 1919 quando un medico statunitense, William Bates , ha pubblicato il libro “Vista perfetta senza occhiali”. Il metodo di Bates è molto semplice e consiste prevalentemente in esercizi meccanici di rilassamento e allenamento degli occhi.
Un secondo contributo fondamentale nella creazione di “Liberi di Vedere” è dato dal lavoro di Sir Martin Brofman che pone maggiormente l’attenzione sul collegamento tra il nostro modo di essere/vivere e il nostro modo di vedere. L’accento è quindi, in questo caso, sulle componenti emozionali che ci permettono, o meno, di vedere chiaramente.
Il valore aggiunto del corso di Andrea è dato, oltre che dalla sua esperienza personale e diretta, dalla capacità di rendere “digeribili” e semplici argomenti tutt’altro che facili da elaborare e condividere. Il percorso per migliorare la propria vista è anzitutto un percorso profondo dentro noi stessi, la nostra storia e le nostre convinzioni intime e profonde.
Andrea ha creato un corso efficace e divertente; un piccolo gioiello di programmazione neurolinguistica che lavora sia a livello consapevole sia a livello inconscio. Esercizi pratici, visualizzazioni, ristrutturazioni di credenze e meditazioni si alternano in un clima leggero e scanzonato creando l’ambiente perfetto per il miglioramento della visione consapevole. Bravo Fava!
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The Toastmasters International
Pubblicato da claudio su 10 Gennaio, 2007
Sento parlare (bene) del Toastmasters da diversi anni. Questa sera sono finalmente stato ad un meeting e la prima sensazione è sicuramente positiva. Ma vediamo cos’è esattamente.
Il sito ufficiale descrive così l’associazione: “Toastmasters offers a proven way to improve your communication skills. By participating in a fun and supportive Toastmasters group, you’ll become a better speaker and leader and gain confidence to succeed in whatever path you’ve chosen in life.”
Nella pratica si tratta di un’associazione internazionale con diversi club in tutto il mondo (più di 200.000 iscritti per 10.500 club in 90 Paesi).
Le serate sono organizzate e condotte da gruppi di professionisti di diverse età e nazionalità che , seguendo un manuale e una serie di strumenti forniti dalla casa madre, fanno pratica di public speaking due volte al mese.
Durante il meeting, che segue una precisa agenda, ci sono diversi interventi. Il presidente del club apre la serata mentre il Toastmaster del giorno conduce l’intero incontro presentando i relatori e le varie figure che intervengono. Quasi tutti hanno un ruolo preciso: ci sono gli ice-breakers, che tengono il loro primo discorso; i valutatori, un cronometrista che assicura il rispetto dei tempi; il table topic master che propone un argomento a sorpresa e invita i partecipanti ad improvvisare discorsi su argomenti non preparati. Inoltre, trattandosi di un gruppo internazionale e bilingue, c’è una persona per lingua preposta a valutare la grammatica di chi relaziona in lingua straniera correggendo (alla fine) i vari errori.
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La leadership secondo Rudolph Giuliani, 6 passi per diventare un leader.
Pubblicato da claudio su 2 Gennaio, 2007
Rudolph Giuliani è stato sindaco di New York per otto anni. Puntando sulla pubblica sicurezza e sulla crescita economica ha portato nuova vitalità alla City. Durante gli attentati dell’ 11 settembre ha dato l’ennesima prova delle sue doti di leadership nella gestione della crisi.
Ecco quelli che sono, secondo lui, i sei principi di leadership fondamentali per aver successo:
1. Sviluppa credenze forti.
Un leader deve stabilire le proprie credenze principali e sfruttarle per raggiungere i propri obiettivi a medio/lungo termine e realizzare la propria vision. I leader che si focalizzano maggiormente sulla popolarità, piuttosto che sui principi, rischiano di trovarsi invischiati nelle sfide quotidiane e perdere di vista il disegno generale.
Giuliani cita l’esempio di Ronalnd Regan e Martin Luther King, Jr, due personaggi che hanno saputo semplificare questo principio.
Regan entrò in politica con due grandi idee: che il comunismo fosse un pericoloso nemico da battere e che il governo americano fosse troppo allargato e limitasse l’iniziativa personale. Regan ha sostenuto questi due concetti anche contro le opinioni contrarie, producendo cambiamenti concreti.
Martin Luther King, Jr sosteneva che la protesta non violenta avrebbe fatto crescere i diritti civili negli Stati Uniti. Ha coltivato questa filosofia attraverso lo studio e la preghiera producendo profondi cambiamenti sociali.
2. Sii ottimista!
“Quando riesci a visualizzare il tuo successo puoi individuare i passaggi per raggiungerlo”, “l’ottimismo è un magnete che motiva le persone a seguirti”.
Regan e King, ad esempio, hanno affrontato situazioni difficili e immaginato un futuro migliore. Winston Churchill ha fatto lo stesso quando ha coinvolto il suo pese nella guerra contro la Germania di Hitler. “Pensare alla perseveranza di Churchill durante la seconda guerra mondiale mi ha aiutato a superare l’11 settembre” dice Giuliani.
3. Sii coraggioso!
Molte persone sono convinte di non essere coraggiose perchè provano paura. “Ma per essere coraggioso devi avere paura”. “Il coraggio non è l’assenza della paura. Il coraggio è la gestione della paura”. La paura può essere una forte leva motivazionale.
4. Preparati meticolosamente.
Un leader deve impegnarsi ad anticipare ed individuare gli ostacoli e le opportunità pronte per lui. La città di New York, dice Giuliani, non si era mai preparata esattamente a quanto accaduto l’11 settembre. Ma era preparata ad affrontare incidenti aerei, incendi, crolli di palazzi e altri disastri. Al momento dell’attentato dell’11 settembre sono stati uniti tutti i pezzi.
“Qualcosa di inaspettato può sempre capitare, ma se sei preparato ad affrontare tutto il resto saprai anche come rispondere all’imprevisto”.
5. Lavora di squadra.
Leader solitari possono diventare leader isolati. E’ fondamentale quindi collaborare con un team fidato. “Focalizzati sulle tue debolezze e su come puoi compensarle con i punti di forza delle persone attorno a te”. Quando Giuliani diventò sindaco di New York la città era interessata da due problemi principali: criminalità e una economia debole.
Giuliani sapeva, personalmente, come fronteggiare la criminalità. Sapeva anche di aver bisogno di un grosso aiuto per correggere l’economia e risolse velocemente la cosa assumendo le persone migliori che riuscì a trovare.
6. Comunica.
Quando finalmente ha le idee giuste e le persone giuste è necessario che il leader comunichi i propri piani e i propri obbiettivi. Ronald Regan era un maestro in questo senso, fino ad essere noto come “Il grande comunicatore”. Secondo Giuliani “essere leader significa essere insegnanti e motivatori… devi trasferire le tue idee dalla tua mente e dal tuo cuore dentro alle menti ed ai cuori delle altre persone”.
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Come sopravvivere all’evoluzione del mercato del lavoro
Pubblicato da helga su 13 Dicembre, 2006
“Determinato come il tempo del contratto…”
Con questa “erudita” citazione del Piotta ha inizio un racconto scritto da un ragazzo di 33 anni in un momento di angoscia per un lavoro che ha amato, coltivato, ma poi, a suo dire, si è rivelato inesistente.
In realtà questo stato di sconforto non è che l’occasione da cui nasce un bel racconto, ironico e surreale dal titolo “6 mesi alle Maldive con Naomi Campbell” scritto da Gianni Rubagotti.
Già, una bella vacanza, reale o anche solo fantasticata, spesso sembra l’unica via di fuga da un sistema che non offre alcuna garanzia di stabilità.
Tale è l’odierno panorama del lavoro, dove il mito del posto fisso è scomparso non solo dalle menti dei giovani che vi si affacciano per la prima volta, ma anche da quelle dei genitori che fino a qualche anno fa avevano un unico sogno (o quasi): piazzare il proprio figlio in banca.
Il mondo del lavoro è in continua evoluzione e, come accade in natura, sono destinate a sopravvivere solo le specie in grado di cambiare e adattarsi.
Possiamo distinguere tre diverse specie di lavoratori: i job hoper, i job hopper ed i job seeker.
I job hoper
Di job hoper sono, ad esempio, pieni i call center. Gente con un buon livello di formazione, anche laureati e forse più, che per diversi mesi (alcuni anche anni) lavorano per pochi Euro al giorno rispondendo a richieste d’informazioni o lamentele, piazzando contratti di telefonia, raccogliendo fondi per associazioni benefiche…
Altra categoria di job hoper è rappresentata dagli “stagisti a vita”, per lo più laureati in materie umanistiche afflitti da un senso di inadeguatezza che li spinge ad accettare degli pseudo-lavori nella speranza di maturare un po’ di esperienza e diventare finalmente appetibili per il mercato del lavoro.
Sia inteso, i job hoper non sono scarti della società, sono solo, per citare una vecchia canzone di Carboni, “persone silenziose”, che non applicano un po’ di sano self-marketing.
Il job hoper spesso investe tempo e denaro per inviare i propri cv e poi che fa? Spera. Spera che qualcuno si accorga di lui o lei, che il proprio cv desti l’attenzione di qualche selezionatore e gli venga finalmente offerta l’opportunità della propria vita. Si dice che la speranza è l’ultima a morire, ma nel mercato del lavoro vale esattamente il contrario: è proprio chi si limita a sperare che rischia di soccombere e di rimpinguare le file degli insoddisfatti.
I job hopper
Sul versante opposto troviamo i job hopper, quelli che non resistono per più di due anni nello stesso posto. Si tratta di persone molto intraprendenti, esseri migratori, alla continua ricerca di nuove esperienze, capaci di dare lustro al proprio curriculum vitae.
I migliori passano da un posto all’altro, mietendo parecchi risultati, ma che talvolta lasciano in eredità delle belle gatte da pelare a chi resta.
I peggiori, invece, vengono fatti fuori proprio perché non ottengono i risultati promessi, ma, (chissà perché?) hanno sempre pronto un nuovo riparo. Loro sì che conoscono bene le strategie dell’autopromozione, anzi il loro forte è l’arte del packaging (già l’arte della confezione). Sanno che ci sono aziende che sono disposte ad assumerli a scatola chiusa e poco importa se presto o tardi si accorgeranno che la scatola è vuota, perché per allora ci sarà già una nuova azienda pronta ad accoglierli.
Ah quasi dimenticavo, i selezionatori più “sgamati” quando avvistano un job hopper, cambiano immediatamente strada.
I job seeker
Ed infine c’è la specie vincente, quella destinata non solo a sopravvivere ma anche a prosperare: è il job seeker.
Il job seeker è un vero professionista della ricerca del lavoro che piace.
Già, perché un conto è cercare un lavoro qualsiasi e un conto è cercare il lavoro che piace, quello che ti fa alzare ogni mattina ed iniziare la giornata con energia ed entusiasmo o, per dirla con Jacopo Fo, “il lavoro che faresti anche se fossi tu a pagare per farlo”. E la cosa più bella è invece che sono gli altri che ti pagano e a volte non ti sembra neppur vero.
Il job hopper è un esperto di marketing, anzi, di self-marketing.
Conosce il proprio prodotto (se stesso) ed il mercato in cui posizionarsi.
Sa che per convincere del proprio valore deve essere il primo ad investire su di sé e sulla propria formazione.
Infine il job seeker sa che “ chi non comunica non esiste” o sempre per tornare alla metafora dell’evoluzione, si estingue.
Per saperne di più visita il mio sito
www.my-job.it
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L’abito non fa il monaco, però…
Pubblicato da claudio su 8 Dicembre, 2006
E’ vero che l’abito non fa il monaco nel senso che non basta una divisa a creare un’identità.
TUTTAVIA
è vero che:
1) tendiamo a farci un’opinione delle nuove persone che incontriamo in un tempo brevissimo; quindi la prima opinione che ci facciamo raramente è data da elementi oggettivi quanto, piuttosto, da aspetti emozionali: ci facciamo un’idea “a pelle” su quello che vediamo/sentiamo nei primi 4 o 5 secondi. In questo caso anche l’abbigliamento gioca un ruolo fondamentale.
2) gli abiti svolgono spesso la funzione di ancore; molti venditori sanno, ad esempio, che quando sono vestiti in un certo modo si sentono più sicuri e professionali e questa sensazione li rende effettivamente più efficaci.
Una mia cara amica, che lavora prevalentemente al telefono, cura ugualmente molto il suo abbigliamento (anche se nessuno la vede) perchè questo la fa sentire meglio quando lavora.
Facciamo un esempio, immagina di dover uscire con un/a ragazzo/a, è il vostro primo appuntamento e desideri fortemente che sia il primo di una lunga serie
Immagina di essere in pigiama, con le occhiaie, i capelli in disordine e con delle ciabatte spellacchiate e ti guardi allo specchio: guarda la tua immagine riflessa e valuta quanto ti senti certo, presentandoti in quelle condizioni, di raggiungere il tuo obiettivo quella sera.
Ora ripeti l’esercizio dopo esserti vestito/a e sistemato/a al meglio delle tue possibilità.
Cambiano le sensazioni, è vero o no?
Di sicuro non cambi tu, le tue caratteristiche e la tua identità eppure è facile intuire che anche come ti vesti incide fortemente sui meccanismi della comunicazione.
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Come ritrovare oggetti scomparsi
Pubblicato da claudio su 4 Dicembre, 2006
Ricordarsi dove sono state appoggiate le chiavi l’ultima volta, dove abbiamo parcheggiato la macchina; oppure ricordarsi di prendere quella busta da spedire o quel tal oggetto da portare con sé e che invece viene immancabilmente scordato a casa (come il film da restituire al videonoleggio, ad esempio). Questi sono solo alcuni di episodi frequentissimi che capitano a ciascuno di noi.
Anzitutto è necessario precisare che, sebbene siano comunemente attribuiti ad una scarsa memoria, sono in realtà molto più imputabili alla semplice distrazione. Vediamo ora come affrontare i più comuni.
Posizione oggetti
Ricordare dove abbiamo lasciato degli oggetti è molto semplice, ma è necessario memorizzarne la posizione ogni qualvolta li spostiamo. Per ricordare dove appoggiamo le chiavi, ad esempio, basterà immaginare il mazzo delle chiavi molto ingrandito, magari con colori sgargianti e fare lo stesso con l’oggetto fisso più vicino (ad esempio la mensola su cui le appoggiamo).
Ma se proprio non riusciamo a trovare qualcosa che avevamo in mano fino a pochi istanti prima esiste anche un sistema per ritrovarli velocemente, ecco come: concentrati sull’ultimo istante in cui ti ricordi di aver avuto in mano quell’oggetto, adesso focalizza la tua attenzione su dove sei ora e immagina una sorta di linea che unisce questi due momenti infine ripercorri all’indietro mentalmente questa linea e… scoprirai quanto è semplice!
Oggetti da portare con se
Poniamo il caso che, per distrazione, non ricordi mai di portare con te, scendo di casa, un film preso a noleggio da restituire. Per essere certi di ricordarsene prima di accumulare costosissimi ritardi basterà immaginare che, uscendo di casa, troviamo la porta di ingresso particolarmente pesante, come se qualcosa le impedisse di aprirsi. Immagina quindi di tirare con forza per aprirla e vedere un dvd gigantesco e affilato crollarti addosso con tutte le conseguenze del caso. Ripassa questa immagine mentalmente, falla scorrere come un film alcune volta, velocemente: ti basterà avvicinarti soltanto alla maniglia per rivedere l’intera sequenza e ricordarti finalmente del film da render.
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Pianifica obiettivi intelligenti
Pubblicato da claudio su 29 Novembre, 2006
S.m.a.r.t. (intelligente) è un acronimo molto noto che definisce le caratteristiche che deve avere un buon obiettivo per essere considerato tale.
L’acronimo è una semplice tecnica di memorizzazione che permette di ricordare facilmente una piccola sequenza di parole. La parola smart, in questo caso, è formato dalle iniziali delle parole da ricordare. Nello specifico:
S = Specific
M = Measurable
A = Attainable
R = Realistic
T = Timely
Per comodità ho preferito “italianizzarlo” in:
S = Specifico
M = Measurabile
A = Accattivante
R = Realistico
T = Tempificato
SPECIFICO
Sii specifico! Quando ti poni degli obiettivi stai dando delle istruzioni alla tua mente. Così come quando diamo indicazioni a qualcuno sulla strada per raggiungere un posto tanto più saremo precisi tanto più facile sarà per lui/lei raggiungere la destinazione allo stesso modo un obiettivo chiaro e specifico sarà molto più facile da raggiungere.
Quindi, cosa vuoi esattamente?
Migliorare la propria forma fisica, ad esempio, non è un obiettivo specifico. Cosa deve accadere perchè tu sia in una forma fisica migliore? Devi poter fare 5 piani di scale senza avere il fiatone? oppure correre 30 minuti al giorno? questi sono obiettivi specifici!
Descrivi l’obiettivo in termini positivi (ad esempio voglio pesare 60 Kg anziché voglio perdere 10 Kg, oppure voglio risparmiare 10.000 € anziché voglio avere meno debiti); immagina come ti sentirai quando lo avrai raggiunto, creati un’immagine chiara e vivida del tuo obiettivo già realizzato.
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Roberto Re: tipo italiano a teatro
Pubblicato da claudio su 26 Novembre, 2006
L’edizione odierna de “il Giornale” dedica un’intera pagina a Roberto Re nella sezione Tipi Italiani.
“Trovatelo voi un altro autore che, andando a presentare i suoi libri in giro per l’Italia, riesca a far pagare ai potenziali lettori il biglietto d’ingresso a teatro, 20 euro. Roberto Re fa di più: li riempie, i teatri” è l’inizio del pezzo, molto bello, scritto da Stefano Lorenzetto.
In effetti il tour teatrale della presentazione del libro procede molto bene, superando
anche le aspettative degli stessi organizzatori.
A parte questo è bello leggere un articolo in cui, con il giusto umorismo, viene fatta chiarezza su argomenti spesso mal compresi proprio a causa di una cattiva informazione. Si capisce, ad esempio, cosa fa (o dovrebbe fare) veramente un formatore e un personal coach e viene spiegato perchè questo mestiere non ha nulla a che fare con la terapia o con la religione ( salvo alcuni rischiosi accostamenti linguistici
.
Leggendo l’articolo scoprirete inoltre, udite udite, perchè in questa professione vengono utilizzati così tanti termini in inglese e, seriamente, quali sono le 10 strategie di incasinamento illustrate nell’ultimo libro di Re.
Una sola precisazione: la tavoletta non si rompe con il dorso della mano, ma con il palmo!
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